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Autore Discussione: Capitolo primo : la coscienza  (Letto 5639 volte)
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alfredo_g
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« inserito:: Marzo 18, 2008, 05:05:42 »

Osserv� la foto, quindi si sporse in avanti per potersi guardare nella specchiera dell'armadio.
Confusione o no era lui.
Martin Bloch.
Nulla, vuoto assoluto. Quel nome non aveva per lui pi� senso di una parola mai ascoltata prima e di cui non si conosce il significato.
Dopo essere rimasto come inebetito per chiss� quanto tempo decise di andare in bagno per sciacquarsi il viso. nell'attraversare la stanza non riusc� a non osservare di nuovo quello strano ciondolo verde e blu che adesso era poggiato proprio al centro del piccolo scrittoio.
Non aveva senso. Niente riusciva a penetrare quella nebbia che gli avvolgeva la mente: nessun luogo, nessun suono...neppure quel viso (vagamente pesto...ma cosa era successo? Cosa gli era successo?) che adesso lo fissava da sopra il lavabo.
Apr� l'acqua fredda, tapp� lo scarico e dopo pochi istanti si immerse fino alle orecchie.
Proprio nell'istante in cui il freddo iniziava a sortire un minimo effetto tonificante vide la superficie del lavabo tremare. Di nuovo quella dannata distorsione percettiva!
Si rialz� di scatto e per la rabbia scagli� un pugno contro la parete. Un sottile rivolo di sangue inizi� a decorare il bianco perlato della mattonella, seguendo con poetica precisione le trame che le neonate crepe avevano disegnato per lui.
Si strofin� con forza gli occhi, fino ad arrecarsi dolore, fino ad annebbiare completamente la vista, come dopo essere stati abbagliati da un flash.
Era risoluto a trovare un bandolo, uno qualunque, in grado di dare un senso alle cose. Si mosse per tornare nell'altra stanza, incurante dell'acqua che ancora scorreva nel lavandino, quando vide degli indumenti a terra.
Si chin� e li osserv� per un istante, quindi si precipit� all'armadio, spalanc� completamente le ante e sprofond� in una domanda ancor pi� profonda.
Appesi con ordine vi erano una mezza dozzina di abiti femminili.
Barcoll� all'indietro fino a ritrovare la sponda del letto e si sedette.
Che senso aveva tutto ci�?
Il mondo trem� di nuovo, ma stavolta port� con s� il suono, l'eco lontana di una voce femminile che sussurr� il suo nome..."Salvami Martin"
Non fece in tempo a realizzare ci� che aveva appena udito che qualcuno buss� alla porta con energia.
« Ultima modifica: Febbraio 19, 2009, 05:04:25 da Gli Amministratori » Registrato
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« Risposta #1 inserito:: Marzo 24, 2008, 08:34:01 »

"Chi �?" chiese con voce pi� ferma possibile.
"Il facchino, sono venuto a ritirare le valigie della signora."
Nella sua testa subito presero vita due domande distinte "Quali valigie? Quale signora?", avrebbe voluto porgerle al facchino, magari il velo di nebbia che lo avvolgeva so sarebbe strappato, ma prefer� buttare l'occhio in giro e vide in effetti un paio di valigie sistemate in un angolo.
"Ah s�,certo apro subito.", si infilo il paio di pantaloni, che erano seminati sul pavimento, e apr� la porta.
Si trov� davanti un ragazzotto di circa 20 anni,dalla pelle olivastra, che subito si diede da fare a portare fuori le valigie.
Il ciondolo era sulla scrivania in bella vista e, per un attimo, gli era parso che si fosse come illuminato.
Era rimasta una sola valigia quando l'occhio del ragazzotto cadde proprio sul ciondolo.
"Il sigillo di Toucha!"
"Prego scusi?", non aveva minimamente capito a cosa si riferisse.
Indicando il ciondolo il ragazzotto ripet� "Il sigillo di Toucha"
Almeno ora sapeva che si riferiva al ciondolo, ma non che cambiasse molto; dovette assumere un'aria da ebete a giudicare dal sorriso che apparve sulla faccia del giovane.
"Quel ciondolo rappresenta il sigillo di Toucha, non sa chi � Toucha?"
Scosse la testa in senso di diniego, si sentiva stupido e curioso nello stesso tempo.
Il ragazzo prese a spiegare.
"E' una storia vecchia di secoli, di un popolo e della sua cultura spariti ormai da tantissimo tempo.
Si tramanda che in Polinesia esisteva un gruppo di isolette oggi scomparse, o meglio ne resta visibile solo la cima di un monte altissimo che risulta oggi essere un piccolissimo isolotto neppure segnato dalla carte che lo classificano come scoglio di grande dimensioni.
Non si sa bene come e cosa sia successo, ma si narra che adoravano il dio Toucha che risiedeva nelle profondit� marine, e il suo sigillo rappresenta appunto i colori del mare.
Tutte le sacre sacerdotesse ne possedevano uno ed erano strane creature per met� donna e per met� pesce, simili alle sirene mitologiche, ma mentre le sirene non potevano abbandonare l'acqua, le Touchine potevano lasciare l'acqua e trasformare le loro pinne in arti."
"Touchine?" ascoltava meravigliato e il velo di nebbia andava squarciandosi lentamente.
"Touchine era il modo in cui venivano chiamate essendo le sacre sacerdotesse del dio Toucha" riprese il ragazzo " oggi forse le chiamerebbero rane" ed esplose in una risatina tipo nitrito " Le auguro buona giornata, devo andare" e prese l'ultima valigia da trasportare.
"Buona giornata a te, mi hai incuriosito, � possibile sapere di pi� su queste creature?"
"Per quel che so io, le notizie sono frammentarie e non si sa dove stia la verit� e dove la leggenda, ma se si reca in biblioteca forse pu� trovare chi sapr� dirle di pi�...arrivederci" e spar� con le valigie.
Un solo pensiero ora fluttuava nella sua mente...doveva recarsi in biblioteca, gi� ma dove poteva trovarla?
Ci avrebbe pensato dopo, sua nonna diceva che con la lingua in bocca si arriva dappertutto.
Era ora di una bella doccia , barba e vestiti puliti e poi sarebbe uscito a cercare la biblioteca...si rese conto che non sapeva neppure in che posto del mondo si trovasse, ma un leggero velo di luce stava aprendosi, grazie a quel ragazzo.
« Ultima modifica: Febbraio 19, 2009, 05:05:33 da Gli Amministratori » Registrato
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« Risposta #2 inserito:: Marzo 25, 2008, 11:21:04 »

Ci furono due distinti episodi, due singole manifestazioni che avrebbe tranquillamente potuto definire di embrionale coscienza�coscienza nella sua accezione di non-incoscienza, per�, di semplice percezione della realt��
Gi�, con l�unica piccola differenza che la realt� per lui ancora non aveva alcun significato�o perlomeno nessuna dignit� superiore al sogno di prima
�Sempre ammesso che fosse un sogno�
Gi�, perch� anche questo era un pensiero che gli si attorcigliava intorno alla mente, come l'ultima delle tante piccole spine che componevano quel rovo che ancora lo attanagliava con cattiveria infantile alla nebbia.
Comunque adesso due cose erano assodate: quello laggi� era davvero l�oceano (ne percep� l�odore non appena fuori dalla hall dell�albergo. Ma fu un odore che lo infastid�: come se la salsedine e la freschezza del sogno si fossero sciolte in un vago, rancido ed umido odore di materialit� scadente�meglio l�onirica illusione che non l�imponente ma meno coinvolgente tangibilit� dei fatti) e, secondo, quelli alle sue spalle lo stavano seguendo.
Ne vide le sagome a pi� riprese, prima nell�approssimato specchio di due auto, poi nell�innegabile immagine restituita da una vetrina di crono visori.
Aveva appena iniziato a prendere atto della loro presenza, quando, nel tentativo di osservarli meglio, fu rapito da uno strano riflesso sul suo volto. Si avvicin� allo specchio e per poco non emise un grido.
Tast�, premette, tir� leggermente, ma alla fine decise che fosse pi� prudente trovare un luogo pi� appartato. Entr� nel negozio successivo, afferr� due giacche da uno scaffale e si infil� in un camerino.
Appena dentro le lasci� cadere a terra e si avvicin� fino quasi a toccare la superficie della specchiera. Premette con forza, quindi deterse alcune piccole goccie di sangue che avevano appena preso a sgorgare ed afferr� quella piccola sporgenza metallica che adesso faceva capolino dalla sua tempia. Tir� incurante del dolore e con l�occhio oramai annebbiato dal sangue.
On fu una operazione lunga, ma lo stesso pot� contare gli istanti che ci vollero ad estrarre quel piccolo rel� ed il suo filo color argento dalla sua testa. Nel omento in cui il filo si stacc� del tutto sent� come un ronzio nelle orecchie, nulla di significativo all�inizio.
Tuttavia pochi istanti dopo sent� come il rumore di contatti elettrici e di bip d�allarme. Il sangue cess� di scorrere e sotto le sue dita il rel� inizi� a lampeggiare di verde.
Non capiva proprio, ma la cosa non lo stup� pi� di tanto. Il mondo intorno a lui trem� per l�ennesima volta ma con una violenza tale da costringerlo sulle ginocchia stavolta.
Quando tutto torn� fermo, lui era ancora nel camerino, con il viso di fianco allo specchio, ma col rel� ancora nella tempia.
In preda ad un misto di rabbia e rassegnazione afferr� l�estremit� con l�intento di essere meno delicato di prima ma l�esito fu deleterio stavolta.
Lui tirava, tirava, il sangue stavolta zampillava al ritmo crescente del suo cuore, ma il filo sembrava non aver fine.
Era oramai disperato, quando tutto trem� dinnanzi a lui, quando tutto si riavvolse come in una farsa illogica, ma con l�esito di fargli balenare la prima scintilla di ricordo.
Ud� la voce della donna, ne associ� subito il nome, ebbe come un lampo di coscienza, troppo breve per capire, ma abbastanza nitido per capire che non doveva tirare via quel ricettore.
Gi� lo chiam� ricettore e lo fece con la stessa (folle) naturalezza con la quale cap� che doveva seminare quei due agenti che di sicuro lo stavano ancora aspettando l� fuori.
Avrebbe salvato Galah�chiunque fosse�
Chiunque fosse LEI�chiunque fosse LUI�
« Ultima modifica: Febbraio 19, 2009, 05:04:35 da Gli Amministratori » Registrato
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« Risposta #3 inserito:: Aprile 06, 2008, 08:34:11 »

Seduta, nel taxi che la stava accompagnando all'aeroporto,era immersa in un limbo, in bilico fra realt� e fantasia, o avrebbe dovuto definirla allucinazione.
Osservava lo scorrere del paesaggio dal finestrino, guardava senza vedere fino a quando l'occhio non si focalizz� sulle nuvole e torno bambina.
Da bambina si divertiva ad osservare le nuvole e paragonarle ad animali o cose reali; quella sembrava decisamente una farfalla, quella assomigliava nettamente a un cono gelato, e quella...gi� quella....
Una nuvola la riport� con forza nella realt�, aveva lanetta fisionomia di una sirena e le fu impossibile non ricordarsi del sogno,ammesso che di sogno si trattasse.
Si era sognata sirena che gioca festosa con un uomo in acque sconosciute, felice come non si era sentita da tempo immemore, almeno fin quando, creature apparse dal nulla, la trascinarono negli abissi e lei che poteva solo gridare senza voce  un �salvami� indirizzato a quell�uomo sconosciuto.
Fu allora che si svegli�, pi� che svegliarsi socchiuse gli occhi e girandosi vide la sagoma di una persona nel suo letto; in quel momento si svegli� mettendosi a sedere sul letto per osservare meglio quella sagoma�era l�uomo del sogno e questo la fece trasalire.
Non aveva idea di come quell�uomo fosse finito nel suo letto e, per schiarirsi le idee, si alz� silenziosamente per andare a sciacquarsi la faccia e bere un sorso d�acqua.
L�acqua era gelata e guardandosi nello specchio si ricord� della sera prima, una delle sere che lei definiva da dimenticare,una di quelle sere in cui non era padrona delle sue azioni. Ormai conosceva quelle sere ed evitava di uscire, ma quella sera fu colta alla sprovvista.
Stava rientrando in camera sua e si era fermata a bare un cocktail al bar; non beveva mai, ma quella sera ne sentiva il bisogno prima di rintanarsi in camera sua.
Quell�uomo si avvicin� al bancone per chiedere un�informazione al barista, la urt� e qualche goccia le cadde sul vestito e da un �Accidenti, mi scusi� nacque tutto il resto.
Non ricordava come si era svolta la conversazione, ricordava la sensazione di conoscere quell�uomo, era una sensazione interna, ricordava il sentirsi a suo agio e poi il vuoto fino all�acqua gelida sulla faccia.
Non era da lei una cosa simile,ma era successa ora doveva uscirne e l�univa cosa che le venne in mente fu di prenotare il primo volo,non importava per dove.
Prese silenziosamente il cellulare, pregando che l�uomo non si svegliasse, non avrebbe saputo cosa dire e un po� si vergognava di se stessa.
Fece la sua telefonata ed ebbe successo il primo volo (non ricordava per dove) sarebbe partito di l� a tre ore, erano i tempi giusti per prepararsi.
Prese due valigie e un beauty che riemp� alla rinfusa, giusto per avere l�aria di una che parte, le mise in un angolo della stanza, facendo attenzione ad essere pi� silenziosa possibile e non svegliare l�uomo.
Si prepar� in fretta, ma mettendoci la cura necessaria per non farla sembrare una che fuggiva da qualcosa o qualcuno; usc� dalla stanza e scese nella hall, da l� fece chiamare un taxi.
Il tempo sembrava non passare mai, diede ordine a un ragazzotto di andarle a prendere le valigie in camera e di non dire n� rispondere ad alcuna domanda le avesse fatto l�uomo che era in camera sua e gli lasci� una lauta mancia in anticipo.
Tutto era andato per il verso giusto ed ora eccola l� in un taxi diretto all�aeroporto che neppure sapeva dove si stava dirigendo�
�Signora�siamo arrivati��
« Ultima modifica: Febbraio 19, 2009, 05:05:43 da Gli Amministratori » Registrato
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« Risposta #4 inserito:: Aprile 07, 2008, 04:04:58 »

Scese, controll� il video messaggio di conferma del volo e con passo svelto si incammin� verso la grande U dorata per effettuare il check-in. Non vedeva l'ora di lasciarsi alle spalle i residui della notte passata...quasi che cos� facendo fosse magicamnte in grado di lasciarsi alle spalle anche la sua stessa vita...almeno quella parte di vita che ultimamente si ritrovava a vivere
Sapeva fin troppo bene che quegli sbalzi d'umore, che quell'abbandonasi con egual foga, rassegnazione e lascivia ai sogni ed alle braccia di chi capitava a tiro, che quel trascinarsi tra un rimorso, una paura inespressa e una crescente insoddisfazione non potevano che essere segnali di un qualcosa che presto o tradi l'avrebbe raggiunta. Sarebbe giunta una risposta e sarebbe stata spaventosa come quelle creature dei suoi sogni, sarebbe giunta la risposta e con essa anche quei vuoti della sua memoria si sarebbero colmati...o avrebbero lasciato il posto a voragini affamete in grado di trascinarla fino alla follia...
Gi�, non poteva scartare alcuna ipotesi...
"Ma non oggi" si disse
Dopo aver imbarcato le due piccole valigie prese la ricevuta del biglietto e si diresse verso uno dei piccoli bar dell'avioporto. Ordin� e si sedette stancamente su una seggiola se possibile ancor meno accogliente dei suoi pensieri. Fu un p� maldestra nel mescolare lo zucchero ed il cucchiaino di metallo blu cadde a terra con un tonfo sordo che ne pales� a pieno il valore commerciale. Sbuff� a denti stretti, qundi si sporse in avanti per raccoglierlo e soltanto allora si acorse di non avere pi� al collo la sua collanina
Un infantile attacco di disperazione la assal� alla gola portandola alle soglie delle lacrime, sebbene non sapesse consciamente ancora la portata di quella perdita
Si port� le mani al volto per cercare di recuperare un minimo di calma ma da qualche parte nella sua mente esplose una voce che le grid�:
"Scappa!!!"
Si riebbe come di soprassalto e quasi cadde dalla sedia. Si guard� inorno, come nella remota speranza di capire quale fosse quel malsano buontempone che le aveva appena urlato nelle orecchie, ma quello che vide fu peggio.
Vide una manciata di uomini che avanzavano a semicerchio nella grande hall dei terminal, avevano uniformi scure e sguardo cattivo ed indagatore ed in quelle figure lei rivide per un istante le orride creature del suo sogno...evidentemente la sua risposta avrebbe dovuto cambiare carnefici
Senza domandarsi il perch� si alz� e si diresse verso una colonna seminascosta da una grande pianta di origine napsiana. Approfitt� di quelle larghe foglie per celarsi al militare che dopo pochi istanti fece la sua apparizione sul pianerottolo dei tavolini. Cerc� di restare immobile, come un animale braccato, ma alla fine cedette alla curiosit�, allung� la mano per scansare leggermente le fronde, ma il suo orrore fece un balzo verso di lei: la sua mano pulsava!
Proprio tra pollice ed indice vide una innaturale luce blu che brillava attraverso la pelle
Con dita indicibilmente incerte tocc� al centro della luce
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Sent� la mano come prendere fuoco
La riapr� con movimento repentino facendo cadere quel ciondolo che non si era nemmeno accorto di aver portato con s�
Bench� la luce intorno fosse tremendamente intensa non c'era alcun dubbio: la pietra incastonata nel monile lampeggiava e ad ogni nuova luce sentiva come una voce propagarsi dalla sua tempia fino al centro della sua anima
Non aveva la minima idea di ci� che gli stava accadendo...ma acquist� una nuova certezza tanto illogica (non ne sapeva abbastanza per affermarlo, lo sapeva fin troppo bene, ma non poteva negarlo): lui si chiamava Martin ed a costo della vita si sarebbe mosso per andare a salvare Galah, perch� Galah era in pericolo e lo era in quel momento!
Usc� dal suo torpore, raccolse la collanina ed inizi� a correre verso la grande torre rossa che dominava l'orizzonte per nulla conscio degli sguardi atterriti che le sue falcate da oltre quattro metri l'una provocavano nei tanti passanti che affollavano il centro della citt�...per nulla consapevole del contenuto dei messaggi che due trasmittenti si scambiavano a poca distanza da lui
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« Risposta #5 inserito:: Aprile 10, 2008, 09:05:40 »

Non ebbe pi� voglia di partire, al diavolo tutto!
Si rannicchi� dietro la colonna cercando di non farsi notare e scrutando intorno in attesa che tutto tornasse alla normalit�.
Quando ne fu certa si diresse all�uscita, incurante degli inviti all�imbarco.
Al diavolo tutto, voleva starsene con se stessa, ne aveva bisogno.
Si diresse verso il parco che era situato non molto lontano dall�aeroporto. Si addentr� fra gli alberi e raggiunse il laghetto e la cascata ricreati artificialmente, non era il massimo, ma era meglio di niente.
Finalmente fu pace, silenzio e scroscio d�acqua; fortunatamente a quell�ora il parco non era ancora molto frequentato ed ebbe modo di riordinare pensieri e sensazioni.
Un donna che non dimostrava i suoi 40 anni, un fisico asciutto che era la cosa che pi� notavano gli uomini.
Partivano con le loro fantasie,poteva leggergliele in faccia, sempre le stesse, sempre uguali, senza una virgola di diverso�e avevano anche il coraggio di  spacciarle per  qualcosa di unico!!!!
Un matrimonio fallito alle spalle, per lei che ci credeva era stato un duro colpo, ma anche l�unica cosa da fare piuttosto che trascinarsi dietro una situazione morta e appassita e rincorrere mille amanti nella ricerca di qualcosa che non avrebbe mai potuto trovare.
Certo i suggerimenti delle amiche (o presunte tali) andavano in quella direzione, ma le vedeva mentre fingevano di stare bene imbottendosi di psicofarmaci per non pensare, mentre si trascinavano in malanni psicosomatici mentendo a se stesse�le capiva, non tutti hanno la forza di stare bene con se stessi, non tutti hanno la forza di combattere il demone �solitudine� non tutti hanno la capacit� di farsela amica perch� in fondo non sei mail solo, sei in compagnia di te stesso�e spesso capita che questa � la peggiore compagnia che ci possa capitare.
Quando qualcuno che sei te stesso ti butta in faccia rimpianti o/e rimorsi allora stare in compagnia di te stesso diventa un incubo!
Immergendosi nel contatto primordiale con la natura tornava a rasserenarsi e a ricordare�
Aveva iniziato a dialogare con quell�uomo, Martin, e non gli aveva letto in faccia le solite espressioni tipiche dei maschi che si trovava davanti; qualcosa nell�anima di quell�uomo l�aveva colpita nel profondo.
Ricordava che a un tratto l�uomo si era irrigidito quando aveva visto entrare  due figure che sembravano essere uscite da una spy story.
�Devo andare?� e non celava impazienza e necessit� di sparire al pi� presto.
�Tutto bene?� no che non andava tutto bene, lo si capiva da tutto e quella era decisamente una domanda stupida�
�Devo andare� ripet� meccanicamente guardandosi attorno�e fu l� che la sua vocina interiore le disse cosa fare.
�Non fraintendermi, ma credo di aver capito che hai necessit� di sfuggire a qualcosa o a qualcuno;non voglio sapere, ma posso offrirti una via di fuga� so che sto rischiando ma ti invito in camera mia finch� non si saranno calmate le acque.�
Non se lo fece dire due volte e insieme si recarono nella stanza di lei; ricordava che avevano parlato a lungo del pi� e del meno, per far passare il tempo, nulla gli chiese e niente le disse sul perch� stava scappando.
Poi doveva essere sopraggiunto il sonno e si era addormentata senza rendersene conto e probabilmente l�uomo aveva approfittato per riposarsi.
Si era preoccupata e le era sfuggito che al risveglio dal sogno lei era sotto le coperte lui era scoperto e vestito cos� come era vestita lei.
Il pregiudizio che aveva degli uomini, dovuto alla statistica basata su quelli conosciuti aveva avuto il sopravvento, ora sapeva cosa doveva fare.
Doveva ritrovare quell�uomo e scusarsi per essere sparita cos�, la vocina interiore la spingeva a questo e lei si fidava ciecamente del suo intuito, aveva imparato a fidarsene sulla sua pelle.




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« Risposta #6 inserito:: Aprile 12, 2008, 09:05:34 »

Fu un crudele incrocio
O almeno tale lo avrebbero potuto definire se solo ne avessero avuto coscienza
Mentre lei saliva su un whitaxi per tornare all'albergo e fare chiarezza prima di tutto con s� stessa, lui rallentava il passo per cercare di riordinare le idee prima di varcare la soglia dell'avioporto Cometa
Non sapeva perch�, da dove nascesse, ma era certo che lei fosse l�
Vi si era precipitato incurante del dolore alla mano, della crescente curiosit� (curiosit� che, e questa era una ben pi� pressante minaccia di certezza, era sicuro gli sarebbe potuta essere fatale) che aveva scatenato durante la sua corsa e soprattutto cercando di non vacillare sotto i colpi dei suoi pensieri
C'era qualcosa che non tornava e quel Limbo dai confini tremendamente indefiniti lo lasciavano interdetto. Non aveva memoria di s� stesso prima di quel mattino, ma era pronto a giurare che non fosse uno al quale piacesse andare alla cieca. Anzi quelle protesi in biocarbon che sostituivano quelle che un tempo furono le sue gambe stavano a dimostrare delle due l'una: o era schfosamente ricco oppure era parte di un ingranaggio che presto o tradi avrebbe reclamato il suo apporto
Approfittando del piccolo caos creato dal lieve scontro fra due navette scart� con rapidit� dietro la fontana del parcheggio, sfiorando con la testa nell'abbassarsi un whitaxi che stava rapidamente allontanandosi
Sent� la mano urlare un messaggio che cadde nel vuoto: troppo pi� importante sfuggire a quelle due divise che avevano fatto una misteriosa apparizione poco pi� in l�. Andavano di fretta e peggio ancora andavano proprio nella sua direzione
Ruot� con discrezione intorno ad una panchina e vi si sedette tirando su con nonchalace un giornale da terra
I due miliari gli furono accanto nel breve volgere di pochi secondi. Lui dissimulava una indifferenza che, per�, non avrebbe superato un secondo sguardo, ma fu fortunato: qualcosa venne comunicato loro tramite gli auricolari ed i due si limitarono a proseguire oltre, ma non pi� di corsa, cos� che tempo poco lui pot� tornare ai suoi interrogativi
Si alz� per dirigersi verso l'entrata, ma, come introdotta dal sibilo di un jet in partenza, fece la sua apparizione la consapevolezza che lei non era pi� l�
Osserv� la scia bluastra nel cielo e si chiese...beh, si chiese un mucchio di cose. Mille domande vennero poste all'unisono e lui non conosceva neppure una risposta
Aveva soltanto quella medaglietta, che adesso non bruciava pi�, aveva il pallido ricordo di un fantasma iintravisto in un sogno e la pesante compagnia del dubbio
Torn� a sedersi sulla panchina e chiuse gli occhi
Il suo profumo fu la prima cosa che sent�
Poi fu la volta dell'eco della sua voce
Ed infine quella luce tenue ed accecante al contempo
"Galah..."
Fu poco pi� di un sussurro, ma bast� per far scivolare via dal nulla un piccolo frammento di memoria
Ricord� di averla vista al bar...la vide e ne rimase folgorato, sebbene la conoscesse gi�, sebbene fosse sulle sue tracce...da...da
"Da una vita..."
No, non era vero, lo sapeva...ma gli suono� cos� intimo dirlo
Si, ma perch� la cercava?
Dove l'aveva conosciuta?
Non lo sapeva. Non ne aveva ancora idea, ma era risoluto a scoprirlo...doveva ritrovarla
Sent� la tempia pulsare leggermente ed il mondo intorno trem� in silenzio fino a dissolversi
Per un istante si ritrov� su quella spiaggia. Lei gli sedeva accanto e gli sorrideva
Mentre i loro visi si avvicinavano sempre di pi� vide le labbra di lei schiudersi per dire qualcosa, ma un inopportuno dolore alla mano lo costrinse a strappare via il telo prima del dovuto

Era stata una visione cos� nitida!
Poteva quasi sentirlo ancora l�...presenza invisibile sul quel sedile vuoto accanto a lei
Allung� una mano, quasi a volersi sincerare che i sui occhi non la stessero perfidamente ingannando e nel compiere quel gesto vide di uovo quella luce sotto la pelle. Era nitida ed inngabile...troppo nitida!
Si accorse che i vetri erano stati oscurati e le sicure tirate gi�
« Ultima modifica: Febbraio 19, 2009, 05:05:18 da Gli Amministratori » Registrato
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